Music Makes Me Cry
DOI:
https://doi.org/10.6092/issn.2035-7141/23798Parole chiave:
Trap, Lil Peep, Morte, Nichilismo, CapitaleAbstract
Il saggio interpreta la corrente musicale e sottoculturale denominata Trap, anziché come semplice fenomeno estetico, come tecnologia spirituale capace di riorganizzare il rapporto tra vita, morte e soggettività. Attraverso la figura di Lil Peep — riletto in chiave cristologica e antropologica — il testo mostra come la trap trasformi la dimensione affettiva in esperienza capace di far collassare la distinzione tra interno ed esterno, individuo e mondo. La morte dell’artista diventa evento rivelatore: da un lato, evidenzia la capacità del capitale di convertire il lutto in valore; dall’altro, apre una frattura simbolica che sottrae potere alla logica economica e restituisce centralità all’autocoscienza affettiva. La trap è interpretata come dispositivo di auto-alienazione che combina estetiche del sonno, della dissoluzione e della ripetizione, in continuità con varie tradizioni mistiche e pratiche ascetiche. L’analisi si estende al ruolo del male e del crimine nel sottogenere drill, visto come forma di nichilismo attivo che nega, riaffermandoli, i presupposti del realismo capitalista, e infine all’emo-trap come espressione radicale di vulnerabilità e riconoscimento interpersonale.
Ne risulta un quadro in cui la trap emerge non come semplice fenomeno musicale, ma come sintomo e strumento di una trasformazione profonda della vita affettiva, spirituale e politica della contemporaneità.
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