Oltre la cortesia
Rap, diss culture e la sfida di insegnare la scortesia in italiano L2
DOI:
https://doi.org/10.6092/issn.2035-7141/23801Parole chiave:
Italiano L2, Scortesia, Rap, Mock impoliteness, Linguistic Landscape, Agency linguisticaAbstract
Che cosa significa portare la scortesia in aula di italiano L2? Questo contributo racconta un esperimento condotto con studenti adulti presso l’Università per Stranieri di Perugia, con l’obiettivo di esplorare la scortesia non come deviazione indesiderata, ma come parte integrante del linguistic landscape in cui gli apprendenti vivono quotidianamente (Shohamy e Gorter 2009). Tradizionalmente, l’insegnamento si concentra sulla cortesia e sulle forme neutre, lasciando in ombra quelle pratiche comunicative in cui sarcasmo, presa in giro e conflitto giocano un ruolo centrale.
Il brano Pagliaccio di Marracash è stato scelto come input autentico per un percorso di ascolto, analisi e produzione creativa. Attraverso le sue allusioni, metafore e strategie di mock impoliteness (Culpeper 1996; 2011; Kecskés 2014; 2017), gli apprendenti hanno potuto riflettere sul rapporto tra lingua, identità e critica sociale, sperimentando modalità di espressione che nei manuali di lingua raramente trovano spazio. I risultati evidenziano come la scortesia, affrontata criticamente, possa diventare uno strumento di consapevolezza pragmatica e di agency linguistica: non un modello da imitare, ma un terreno su cui imparare a riconoscere, decodificare e gestire interazioni reali.
In questo senso, la sperimentazione dimostra che una didattica dell’italiano L2 davvero democratica non si limita a proporre comportamenti “corretti”, ma offre agli studenti la libertà di scegliere se, quando e come essere (s)cortesi, trasformando anche la scortesia in risorsa formativa.
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